Bompensiere

Una lapide «restaurata e murata» (1) nell’atrio dell’unica Chiesa dedicata al SS. Crocifisso (2 e 3), pone la data di nascita di questo centro abitato ad opera di Don Ottavio Lanza Barresi nel 1631. Prima che si restaurasse la facciata della Chiesa, negli anni ’70 del secolo scorso, la lapide, scolpita in un pezzo di calcare bianco, era apposta proprio sopra l’imponente portone d’ingresso in legno. Fu demolita, come ogni altro segno della memoria di quella Chiesa secentesca, del cui ricordo rimane solo l’impianto piantale secentesco.
Si ha traccia dell’esistenza di un’altra chiesa «più piccola» nei registri dei «morti» del 1600/1700 della parrocchia, e di altri due nomi di dedicazione delle chiese, «Sant’Ottavio» (omaggio a Ottavio Lanza Barresi?) e «San Pietro». Un pregevole quadro di scuola «caravaggesca» del 1600, oggi al Museo Diocesano, rappresenta, appunto, il «pianto di San Pietro» (4).
Non era la prima volta che questo piccolo centro veniva eufemisticamente «fondato», per come dimostra un documento di Licentia habitandi del 4 maggio 1557 concessa dal «Cardinale Regio Don Giuseppe Barbici» a Don Cesare Lanza, Barone di Montis Mellis.
Labili e rari reperti archeologici ne dimostrano la presenza continua di popolazioni a partire dai romani, quando cominciava a svilupparsi il latifondo, e per lo sfruttamento di una singolare miniera di un sale molto particolare, denominato «glauberite» o sale mirabile di Glauber, sfruttato, nei primi anni del 1900, da una società di origine inglese che, non a caso, si chiamò Glauberia.
La località della miniera è tutt’oggi indicata con il nome di «Mangiammò». La miniera cessa la produzione intorno agli anni trenta. Il rinvenimento di un pezzo di colonna dorica e di rari cocci fa pensare che il sito era «utilizzato» già in epoca romana.
Possiamo considerare i due aspetti sopra descritti come dei punti cardini della storia bompensierina. Sia le «fondazioni» e «rifondazioni», anche nella costruzione o «posizione» delle «Chiese», che la miniera di Mangiabue costituiscono verosimilmente il fulcro attorno al quale si è poi adagiata la cosiddetta vocazione agricola di questo centro.
Attualmente conta poco più di 500 abitanti. Quasi identica a quella del XVII secolo.
Nella tradizione popolare questo centro è stato indicato con il nome «antico» di «Nadure», e la comunità ne veniva, e ne viene, indicata, con l’appellativo di «Nadurisi». In tutti i documenti conosciuti, e per quanto antichi nel tempo, mai la toponomastica che designava il centro abitato è stata indicata con quell’appellativo.
                                                                                                                                                                                Salvatore Saia
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Pentimento di San Pietro, pittore siciliano (prima metà XVII sev.) custodito al Museo Diocesano

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Il 30 settembre 2022, nella chiesa Madre di Bompensiere, si è svolto l'incontro di presentazione del percorso dei Principi alla comunità di Bompensiere.

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Locandina dell'evento